Mi no digo gnint ma gnanca no tase!
June 5, 2007
In questo libro il colore gioca un ruolo fondamentale. Mi spiego: nei colori descritti dall’autore la realtà e la fantasia miscelandosi creano un’atmosfera di beatitudine, quasi eterea, che fanno completamente perdere la consapevolezza della propria identità a Handke. La concentrazione e la totale “apnea” nel silenzio dei mondi creati dal monte Sainte Victoire non si potrebbero manifestare se non in isolamento dalla cose terrene e dalla quotidianità mentale. Leggendo il libro si scopre che ad Handke, novello Ulisse, non interessa raggiungere la meta, cioè la cima del Sainte Victoire, ma considera essenziale il mettersi in cammino:“Anche il mio eroe era della partita, come già per i molti prima di me l’omerico Ulisse: come lui, mi ero rifugiato in una (provvisoria) sicurezza potendo dire di essere Nessuno; e del protagonista della mia storia mi ero una volta immaginato che, come Ulisse dai Feaci, sarebbe stato deposto nel suo paese d’origine mentre dormiva, e a tutta prima non lo avrebbe neppure riconosciuto”
La parte centrale del racconto è una successione di “inquadrature mentali” del la Sainte Victoire, il monte dipinto tante volte da Cézanne. Alcuni temi sono più volte ripresi dallo scrittore, in quanto parte del suo mondo e stimoli alla sua creatività, quali il concetto di “soglia” o di limitare, che è insieme un’apertura verso l’ignoto, ma allo stesso tempo offre un riparo nella sua parte nota e familiare, o il concetto di “vuoto”, inteso come liberazione totale della mente da ogni schema precostituto, al fine di potersi immergere completamente nella natura e coglierne gli aspetti eterni.
La vicenda non segue un filo logico, l’autore salta di vicenda in vicenda con disordine, motivo per il quale il libro non è facilmente digeribile dal lettore anche per un universitario al primo anno.